BB Auto Rainer Buchmann, sotto il segno dell'arcobaleno - Parte 3


BMW Futuro
Particolarmente interessante anche l’unico excursus motociclistico di Buchmann: la BMW Futuro. Il contesto in cui questo studio vede la luce non è dei migliori; a fine anni ‘70 il marchio dell’elica è in forte crisi di utili nella divisione “motorrad”, mentre quella automobilistica sta godendo di ottimi successi commerciali grazie ai modelli delle gamme E21 ed E12, rispettivamente le capostipiti delle serie 3 e 5. La prospettiva della chiusura della divisone moto viene osteggiata dall’interno, BMW pioniere delle due ruote in Europa non deve morire. Nel 1978 la Casa bavarese commissiona il prototipo al preparatore e designer di Francoforte. Non pochi i vincoli del lavoro: il nuovo modello deve essere sì innovativo ma anche sfruttare componentistica meccanica di serie. In più deve possedere due anime: una sportiva ed una parsimoniosa, attenta ai consumi. La base di partenza è la BMW 100 RS con il bicilindrico boxer di 785 cc. La doppia anima è data dall’adozione di un turbocompressore KKK che entra in funzione con una forte coppia tra i 2.500 ed i 3.000 giri/minuto esprimendo circa 75 cv di potenza massima; sta al pilota decidere se sfruttare a fondo il motore o stare sotto il regime di funzionamento del turbo e privilegiare i consumi. La trasmissione è cardanica ed il cambio a 5 velocità. La carena della Futuro, o meglio la carrozzeria visto che avvolge completamente il telaio, è in “kevlar”; materiale sintetico molto resistente, molto leggero ma anche molto costoso. Il peso complessivo della moto è di 180 kg e la velocità massima di 210 km/h. La costruzione del prototipo ha inizio nell’estate del 1979 e viene completata tra fine 1980 ed inizio 1981.

DINFOS
Al Salone di Ginevra del 1982 viene presentato il “DINFOS”, un sistema computerizzato di gestione dell'auto che permette di sorvegliarne la diagnostica; in pratica un precursore degli odierni computer di bordo. Il “DINFOS” può monitorare fino ad un massimo di 32 funzioni ed è munito di display digitali e spie luminose che sostituiscono completamente il quadro strumenti di serie. Le indicazioni fornite dal sistema spaziano da quelle standard del corretto funzionamento del motore, quali ad esempio pressione e temperatura dell’olio, ad altre che permettono di calcolare il consumo su 100 km, per ora o dall’ultimo rifornimento eseguito. Tachimetro, contagiri, contachilometri parziale e totale sono digitali. Le versioni più evolute sono in grado di interagire con l’ABS e, tramite sensori, fornire indicazioni quali la pressione di gonfiaggio degli pneumatici o la temperatura esterna. Dal 1983 può essere integrato da un volante con sei pulsanti che comandano tutte le funzioni. Anche in questo caso i costi non sono certo popolari: il “DINFOS” per una Volkswagen Golf costa circa 6.900 DM a cui ne vanno aggiunti altri 1.950 se si vuole il volante multifunzione. Il sistema trova applicazione sulle varie vetture allestite da Buchmann, spaziando dalle Porsche ad una Lamborghini Countach, per passare alle più modeste Golf e Polo. In seguito viene implementato con un telecomando per la gestione della chiusura centralizzata, predecessore degli attuali sistemi key-less, e di sensori di parcheggio posteriori, già sperimentati a partire dal 1981.

Le Volkswagen: Golf e Polo
In tema Volkswagen sono particolarmente importanti le elaborazioni su base Golf 1 e Polo; della prima sono interessate tutte le versioni di carrozzeria, spaziando dalla 3 alla 5 porte, senza escludere ovviamente la più civettuola cabrio. Si tratta di dieci automobili denominate "jewel series", verniciate con tinte ad effetto perla; ogni colore corrisponde ad una pietra preziosa che denomina la singola automobile. Sei di queste dieci golf hanno colori particolarmente vivaci, che riprendono quelli delle strisce multicolore della 911 Rainbow; a queste si aggiungono le quattro verniciate in antracite o in bianco. Sono tutte dotate di parafanghi allargati, spoiler anteriori, cerchi in lega BBS, pneumatici Pirelli a sezione ribassata. L'elettronica di bordo prevede il "DINFOS", impianto Hi-Fi Clarion con al massimo venti altoparlanti ed un primordiale sistema di navigazione studiato con Bosch, denominato ALI. Della Polo nel 1982 vengono allestiti quaranta esemplari, suddivisi in due versioni chiamate "Carat" e "Paris"; la prima destinata ad un pubblico giovane, mentre la seconda ha finiture più orientate verso un pubblico femminile. Anche le Polo si distinguono per i passaruota allargati, la verniciatura particolare, i sedili Recaro, il “DINFOS” ed un sofisticato impianto HI-FI Blaupunkt da sedici altoparlanti da 4 x 25 watt di potenza. Sì, avete letto bene: sedici altoparlanti su di una Polo! In alternativa possono essere montati o dei copricerchi in materiale sintetico, appositamente studiati per i cerchi in lamiera di serie, o le belle ruote in lega Pirelli.

Mercedes Magic Top e la fine di BB Auto Exclusive
Sulla base della Mercedes SEC W126 viene sviluppata nel 1984 la "Magic Top", con tetto metallico scomponibile in due pezzi ed apribile elettricamente che riprende il disegno del padiglione della coupé originaria; in posizione aperta trova posto sparendo quasi completamente alla vista sul filo superiore del coperchio del bagagliaio. La vettura viene realizzata in una decina di esemplari e costa circa 140.000 DM.

Dopo 13 anni di sperimentazioni ed innovazioni, che vede gli impiegati dell'azienda passare da tre a quarantacinque, il declino che porta nel 1986 al fallimento per insolvenza. Le cause sono da ricercare nel calo del mercato del tuning, nella crisi petrolifera di metà anni '80, con conseguente crollo del valore del dollaro USA, che porta ad una robusta contrazione della clientela americana e medio orientale. Importante è anche il mancato accordo con Volkswagen per lo sviluppo e la distribuzione di nuovi modelli, dopo le Golf e le Polo, che porta anche alla perdita di tutti i partner tecnici tranne Blaupunkt. Nel periodo di massimo splendore della BB Auto Exclusive Service dai cancelli di Sandweg, o più tardi da Orber Strasse, sono uscite da 100 a 400 automobili finite l'anno, per un fatturato annuo di circa cinque milioni di marchi tedeschi.


Riferimenti:
  • Auto Sprint, "La stella solitaria" 19-26 giugno 1979 
  • Gente Motori, "La super Mercedes che non si può comprare", marzo 1979, Rusconi editore 
  • Epoca - Speciale Auto "L'auto del futuro vedrà il dominio del computer", 19 aprile 1980 
  • Auto Capital, "Pazzi per BB" n.2 1981, Editoriale del Corriere della Sera 
  • Motor Italia, "Le top wagen BB", Motor Italia marzo 1984 
  • Classic Dream Cars, Magna Books, 1988 Leicester. Lingua inglese 
  • BB - Rainer Buchmann: Innovation - Design - Emotion, Gerold Lingau, 2016 Hell Verlag GmbH. Lingua inglese 

Si ringrazia Rainer Buchmann BB Auto Frankfurt per la cortese collaborazione e per aver concesso l'uso delle foto

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