Renault 18 Turbo, la forza silenziosa

La Firma della “Losanga” a fine anni '70 brilla sui circuiti della massima formula grazie ai motori turbocompressi, una specialità Renault. Alla 24 ore di Le Mans del 1978 il primo posto sotto la bandiera a scacchi è della Renault-Alpine 442 B V6 Turbo, mentre nel 1979 Jean Pierre Jabouille vince il gran premio di Francia di Formula 1, a Digione, con la RS 10 biturbo. Significativi anche gli allori conquistati l’anno successivo, dove la Casa domina il Campionato di Francia Rally e tre gran premi di Formula 1. Questi successi sportivi devono essere in un qualche modo concretizzati per spingere la potenziale clientela nelle concessionarie della Marca, ed ispirare quindi in un qualche modo la gamma.

Nel 1980 vedono dunque la luce due sportive sovralimentate, per certi versi agli antipodi come concezione: la R5 Turbo a due posti con motore centrale e trazione posteriore da un lato; la R18 Turbo, classica berlina media a trazione anteriore di circa 4,40 m, a tre volumi e quattro porte dall’altro. La R18 è entrata nella gamma della Regie nel 1978 come sostituta della R12, ormai superata ma dalla linea ben più originale rispetto all’”erede”. La “diciotto” si scontra sul mercato con due connazionali di linea classica anch’esse figlie di quell’epoca: la Peugeot 305 e la Talbot Solara,  sostanzialmente una declinazione con la "coda" della Simca 1307-1308.

La “Turbo” si distingue dal punto di vista estetico dalle altre sorelle della gamma per vari particolari: spoiler anteriore sotto al paraurti, spoiler posteriore in materiale plastico all’estremità del bagagliaio, cerchi in lega dal disegno simile a quelli adottati sul coupè Fuego 2.0 GTX che calzano degli pneumatici larghi (185/65 HR14), fascia adesiva sulla parte bassa della carrozzeria che ingloba la scritta “Turbo”. Il motore è un 4 cilindri in linea di 1.585 cc sovralimentato con un turbocompressore Garrett e dotato di intercooler. Sviluppa 110 cv a 5.000 giri ed è abbinato ad una trasmissione manuale a cinque rapporti. La velocità di punta è di circa 185 km/h. Vero tallone d’Achille sono i freni , con gli anteriori a dischi ventilati ma i posteriori ancora a tamburo. Particolarmente ricca la dotazione di serie che prevede i vetri elettrici anteriori, la chiusura centralizzata ed i lavafari. Molto completa la strumentazione. Notevole l’obiettivo, peraltro parzialmente raggiunto vista la durata limitata nel tempo di certe componenti dell'arredo interno, di proporre delle finiture interne migliori rispetto allo standard Renault.

Il modello 1983, presentato alla stampa gli ultimi mesi dell’anno precedente, guadagna 15 cv di potenza massima arrivando a 125 totali. La velocità di punta è ora di poco inferiore ai “mitici” 200 km/h; purtroppo l’ago del tachimetro si ferma 5 chilometri prima della fatidica soglia. Il lifting alla carrozzeria è abbastanza “soft”: le “frecce” anteriori passano da arancioni a bianche, le maniglie delle porte diventano nere, lo spoiler anteriore è meglio integrato con il paraurti di nuovo disegno mentre l’alloggiamento della ruota di scorta, sotto al bagagliaio, è ora carenato. Rivista anche la grafica delle bande adesive sulle fiancate. Tra gli optional viene proposto il cambio automatico, fortunatamente una mosca bianca sul nostro mercato e fortemente sconsigliato a causa dell’affidabilità a chi volesse mettersi oggi nel box una simile vettura.

Vediamo come giudicarono all’epoca la declinazione più performante due testate motoristiche italiane tra le più diffuse. Il redattore di Gente Motori ci dice che “La Renault 18 Turbo accreditata di una potenza di 125 cavalli è senza alcun dubbio un’automobile con caratteristiche sportive. Guidarla allegramente, come abbiamo fatto noi sulle strade attorno a Pavia, è un piacere. Più la strada è contorta, meglio la 18 Turbo si toglie da qualsiasi situazione.” “Difficile trovare dei difetti in una vettura da un litro e mezzo che viaggia come una -duemila-. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è relativo ad una certa rumorosità al di sopra dei 140 chilometri ora”. Lo stesso autore rimane particolarmente colpito da un accessorio oggi comune e persino superato anche sulle utilitarie, tanto da citarlo anche nel titolo dell’articolo: “E’ arrivato il -plip-. Gli uomini del marketing dicono che è un gadget, noi lo definiamo il giochino per -l’automobilista-ragazzo-. Di che cosa si tratta è presto detto: si tratta di un marchingegno che apre o chiude le porte a distanza grazie ai raggi infrarossi. E’ l’ultima scoperta della Renault…” .Il telecomando per la chiusura centralizzata visto attraverso gli occhi stupiti degli anni ’80!

La concorrenza del periodico della Rusconi, vale a dire il mensile dell'editoriale Domus, scrive: “Una vettura apparentemente non sportiva, ma che in realtà può dare molte soddisfazioni agli appassionati. La 18 viene offerta a un prezzo tutto sommato accettabile, considerate le prestazioni e i numerosi accessori montati: 14.844.000 lire IVA compresa.” La velocità massima rilevata è inferiore a quella dichiarata, “solo” 189 km/h. Tra i punti di forza le prestazioni, la ricca dotazione di accessori e la tenuta di strada. I difetti riguardano le finiture interne, il cambio poco preciso, la scarsa climatizzazione e la sospensione posteriore rigida sullo sconnesso.

Nel 1984 la 18 Turbo evolve nell’effimera “seconda serie”. Dal punto di vista meccanico è da segnalare l’adozione dei tanto auspicati freni a disco al retrotreno. All’interno troviamo la plancia, dotata di computer di bordo, della Fuego phase II, coupé derivato dal medesimo pianale della berlina. L’estetica viene aggiornata con l’adozione di una calandra con parte superiore in tinta vettura, ispirata a quella dell’ammiraglia 25. La scritta “Turbo”, non più relegata ad un estremo delle portiere anteriori, si sviluppa ora per tutta la lunghezza sulla parte bassa della fiancata. Nel 1985 il pensionamento. La versione sovralimentata non è certo un successo all’interno della gamma 18, avendo rappresentato circa il 5% delle vendite; si stima che ne siano stati costruiti circa 10.000 esemplari, di cui 2.500 break. Bisognerà attendere un paio di anni, fino al 1987, per trovare nel listino della Regie una sostituta: la 21 Turbo, declinata unicamente con carrozzeria tre volumi quattro porte.

La Renault 18 Turbo oggi è praticamente sparita dalle strade; nel nostro paese rappresenta una vera e propria mosca bianca anche negli annunci di vendita sulle riviste specializzate. Perché, dunque, cercarne una? E’ l’unica variante di questo modello che ha un certo interesse collezionistico, essendo la prima berlina francese di produzione di serie dotata di motore sovralimentato. Gli esemplari sopravvissuti sono pochi, decimati, come buona parte delle sue coetanee, sia dalle campagne di rottamazione che dalla ruggine endemica. Prestazioni e confort sono ancora validi per un suo quotidiano, campagne anti inquianamento delle grandi città permettendo.

Riferimenti:
  • Gente Motori numero 11, novembre 1982, mensile. Rusconi editore, Milano. 
  • Quattroruote numero 330, aprile 1983, mensile. Editoriale Domus, Milano. 
  • Les Renault de Collection, edizioni E/P/A Hachette livres, 2009. Lingua francese. 
  • Youngtimers-Hors Serie. La bible 2012, les voiture cultes des annes 70 à 90, edizioni Mag Factory. Parigi. Lingua francese
Foto da brochure Renault

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